Archivio mensile:marzo 2020

I film dimenticati. “3 from hell” il ritorno alle origini di Rob Zombie

A 15 anni da “La casa del diavolo”, il regista riporta sullo schermo i personaggi di Sid Haig, Bill Moseley e Sheri Moon. Sarebbe stato meglio lasciar riposare la famiglia Firefly?

3 from hell poster

Dopo il remake di “Halloween”, la sua personale visione della stregoneria nel tanto chiacchierato “Le streghe di Salem”, un piccolo horror indipendente come “31”, Zombie torna alle origini e rimette mano a quei personaggi che agli inizi gli hanno regalato la fama come uno dei migliori registi di genere degli ultimi anni.
Sono passati 15 anni da quando abbiamo assistito alla “chiusura” delle vicende dei rinnegati e sanguinari membri della famiglia Firefly, crivellati di colpi nella sequenza finale di “La casa del diavolo”. Un fermo immagine accompagnato dalle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd era il requiem definitivo per questo branco di bastardi. Tale epico finale portava a un degno compimento il dittico scritto e diretto da Rob Zombie iniziato nel 2003 con “La casa dei 1000 corpi”. Non ci sarebbe stato nulla da aggiungere; e la domanda che sorge spontanea è se si sentisse veramente il bisogno di resuscitare questi demoni perfettamente dormienti.
Il grande amore che il regista prova verso queste sue creature penalizza purtroppo il film: vedendo la pellicola si ha l’impressione che dietro non ci sia stata una vera idea o necessità di raccontare qualcosa di nuovo, ma che semplicemente si stia assistendo ad una rimpatriata fra vecchi amici. Il regista ci aveva abituati a film più memorabili. Ricordiamo infatti il suo inizio folgorante con le prime due opere (“La casa dei 1000 corpi” e “La casa del diavolo”) dove aveva rispolverato con stile le atmosfere di Non aprite quella porta e altri horror degli anni ’80.
In seguito aveva messo mano su “Halloween” con due film grandiosi. Ha sorpreso tutti realizzando la sua pellicola più ambiziosa, “Le streghe di Salem”. Per un certo verso quest’opera può essere considerata la più interessante di Zombie. Nonostante non sia un film molto riuscito, è senz’altro il più originale e stimolante.

3 from hell

Beh, c’è da dirlo. La famiglia Firefly torna alla grande. E, senza avere grandi piani e narrazioni, spera di fare fondamentalmente quanta più mattanza si possa permettere. Complice un montaggio da vero cineasta (vedere ad esempio l’episodio nella casa del direttore della prigione), “The Three From Hell” riprende degnamente il mano la sostanza che aveva caratterizzato “The Devil’s Rejects” e ne riprende anche le tonalità migliori ed entusiasmanti. Sheri Moon è al top della forma: bellissima, sensuale, sempre più matta, sempre più tatuata e sempre più assetata di sangue. Bill Moseley e Richard Brake e reggono il gioco e fanno il loro. Sid Haig riesce, nei pochi minuti in cui è presente nel film, a regalare uno dei monologhi più riusciti della filmografia zombiana. Insieme ad una colonna sonora sempre azzeccata e adatta alle nuove peregrinazioni dei tre, Zombie ci regala un opera all’altezza delle aspettative, riuscendo a fare un grande lavoro sia per i fan sia per i critici, che apprezzeranno le diverse modalità e generi con cui il film si presenta.
Ma nonostante tutto, questa pellicola è riuscita solamente in parte, quando si prosegue nella visione c’è sempre un pensiero fisso che avvolge completamente lo spettatore: la sensazione che qualcosa in Rob Zombie ultimamente si sia inceppato. Prima con “31”ed infine con questo “3 From Hell”, sembra che il cinema per lui sia diventato più un passatempo che un mezzo per raccontare qualcosa.
La speranza è che Rob riesca a siglare nuovamente un longevo patto con il diavolo, altrimenti difficilmente riuscirà a ottenere indietro l’ispirazione perduta.

FABIO BUCCOLINI

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