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I film ritrovati. “31” il nuovo incubo slasher di Rob Zombie

Dopo qualche anno di pausa dalla sua creazione più intimista “Le streghe di Salem”, il regista/cantante torna alla carica con una pellicola visionaria e super violenta dove tutto è lecito e niente scontato.
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Forse ascoltando l’istinto del musicista e forse cercando una via di fuga da quel ruolo poco gradito, Zombie ha architettato la propria rinascita seguendo le regole non scritte dei ritorni discografici: una pausa di riflessione lunga tre anni e il riaffacciarsi sulle scene con un’opera minimale che lo riporta alle origini. Il regista è uno che è sempre stato abituato a lottare per la propria creatività, fin da quel “La casa dei 1000 corpi”, massacrato dalle forbici pre-censura della Lionsgate. Gli è andata meglio in seguito per gli “Halloween” e con “Le streghe di Salem” si è potuto prendere (quasi) tutta l’autonomia che ha voluto. Da allora Rob Zombie è diventato come Lars Von Trier a Cannes: “regista non grato” e così l’idea geniale: tirare sui i soldi necessari col crowdfunding e girare un film senza dovere rendere conto a nessuno. Neanche agli investitori…così nasce “31”.
La trama è semplice e ridotta all’osso: “È la notte del 31 ottobre 1976. Un gruppo di giostrai ambulanti viene rapito nelle lande desolate del Texas. I rapitori sono dei potenti e ricchi signori, membri di un’associazione, che coinvolgono i malcapitati in un gioco di terrore, morte e sopravvivenza”.
Zombie volge lo sguardo indietro non solo al passato della sua carriera da regista, ma a quello del cinema horror più in generale, fuggendo come sempre dalle mode contemporanee realizzando uno slasher crudo e carnale, che affonda le sue radici nel mondo di Tobe Hooper.
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Costruendo con pochi sforzi questo contesto Zombie ha gioco facile per attingere a piene mani a quell’immaginario creato negli anni e recuperare idee di seconda mano, ma ad oggi ancora efficaci. Assistiamo così all’ennesimo carnevale macabro robzombesco a base di freak assassini: nani nazisti, clown sanguinari, ricconi travestiti e, soprattutto, persone comuni trasfigurate in carnefici dall’istinto di sopravvivenza. Non mancano le efferatezze, anzi si trovano dietro ogni angolo, ma per la maggior parte del tempo, e la prima volta in un film del regista, non si percepisce un senso di questa violenza che non sia meramente ludico.
Non si tratta della faccia di Doom Head, che non vediamo l’ora di rivedere in azione, ma di quella di Rob Zombie, uscito dalla crisalide in cui si era infilato a Salem in una forma inattesa: più furbo che efferato, più attento alla maschera che al volto che nasconde, più interessato alla confezione che ai mille particolari che ogni buon demiurgo dissemina nei mondi che crea.
Il film riesce ad arrivare sul grande schermo e, come succede spesso, spacca la critica in due. Zombie è riuscito nell’intento di creare personaggi malvagi che catturino il pubblico. Situazione già vista con il personaggio di Captain Spaulding. Questa volta tocca a Doom Head, interpretato da Richard Brake che lo ha reso un personaggio angosciante, spietato ed estremo.
Grazie al suo tocco personale Zombie crea delle vere e proprie opere d’arte su pellicola, amalgamando alla perfezione i personaggi con lo scenario che racconta. Il tutto è sostenuto da una colonna sonora che riprende grandi classici della musica mai dimenticati.
“31” non è un film per tutti. Gli amanti del genere apprezzeranno i dettagli e i ricordi al cinema del passato che fanno ancora battere il cuore. Sicuramente in un’industria dove negli ultimi tempi gareggiano remake su remake, questo film è una perla per gli occhi.
Rob, continua così!!!

FABIO BUCCOLINI

“Detention – terrore al liceo” una pellicola impazzita che vive di citazioni

Alcuni giorni fa il blog cornfilmpop mi ha lanciato una sfida che ho deciso di raccogliere. Mi aveva incoraggiato a vedere e recensire questa pellicola che lui stesso già aveva fatto e che vi invito a leggere tramite questo link https://cornfilm.wordpress.com/2014/06/13/detention-terrore-al-liceo/. Sono rimasto stupito dalla visione e devo ammettere che non mi sarei mai aspettato un film del genere.
Detention locandina
La locandina del film

Sull’onda di “Scream” nel 2011 esce questa sorta di teen slasher leggero che si contamina pesantemente alla commedia e non ci risparmia qualche stillettata metacinematografica in puro stile craveniano. Il risultato finale è una pellicola super citazionista che, tra qualche rara genialata e diverse cadute nella commedia giovanile riesce a divertire senza troppe pretese.
Detention è un film ultracitazionista che frulla al suo interno tutto, perfetto specchio di un’epoca figlia di Internet. Ci sono riferimenti a Casablanca, La mosca, Scream, Dirty Dancing, uno stile registico con riprese che a tratti richiamano Donnie Darko e una trama che tra viaggi temporali omaggia alla stra-grande il film di Richard Kelly. Segno, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che Donnie è ormai una pellicola entrata nella leggenda e nell’immaginario dei giovani filmmakers di oggi.
Questa è un sinossi della trama o per lo meno la linea guida di una pellicola che è talmente schizzata che sconvolge la storia almeno ogni 30 secondi: Nella scuola fervono i preparativi per il ballo di fine anno, ma un serial killer mascherato che si fa chiamare Cenerantola, come il personaggio di una saga di film horror molto in voga, sta facendo strage di studenti. La sfortunata Riley, Clapton il ragazzo più popolare della scuola, la cheerleader Ione e il nerd Hipster cercano di capire chi si nasconda dietro la maschera di Cenerantola. Dopo una festa privata andata a male, i quattro saranno però costretti dal preside alla detenzione proprio la sera del ballo, insieme ad altri studenti. Nel gruppetto di reclusi comincia a sorgere il sospetto che il killer si nasconda proprio tra loro.
Il film è diretto da Joseph Kahn, qui alla sua seconda prova di regista dopo il debutto con Torque – Circuiti di fuoco (film trascurabile), che si è fatto conoscere per aver diretto videoclip per cantanti e gruppi attuali.
Tanto di cappello a Kahn, dunque, che ce la mette tutta e porta il suo stile visivo in un teen slasher che raramente avrebbe avuto un’impronta così personale.
Detention
Il villain della pellicola

Sulla carta “Detention” è una teen comedy sofisticata, che strizza l’occhio al cinema di John Hughes contaminandolo però con elementi surreali e virate nello splatter. Il mix francamente non funziona del tutto e a conti fatti si ha un gran pasticcio sotto gli occhi. La componente alla Hughes si limita alla delineazione di alcuni personaggi ma per lo più si abbandona a stereotipi di stereotipi che negli ultimi 25 anni abbiamo visto riproposti in tutte le varianti.
L’horror si fa presto marginale: si parodizza “Saw” e si cita (volutamente) “Scream” e affini con un villain dal nome buffo – Cenerantola – ma dal look non male. A volte si punta sullo splatter eccessivo, ma per lo più, tutto l’orrore è pretesto per strappare qualche risata.
Il surrealismo, da una parte è apprezzabile perché denota originalità e fa parte del gioco parodistico (lo sportivo della scuola le cui origini sono raccontate mescolando la genesi di un supereroe e il Seth Brundle del film “La Mosca”), dall’altra incide in modo massiccio nel creare una incredibile confusione narrativa che ad un certo punto fa totalmente perdere le redini del racconto.
Quando cominciano a spuntar fuori viaggi nel tempo e paradossi con personaggi che vivono sia nel passato che nel presente, la logica va a farsi benedire e davvero si perde il filo degli eventi.
Uno leggendo il titolo può immaginare che tutta la pellicola sia incentrata su un gruppo di studenti in detenzione, una sorta di remake ai giorni nostri della mitica pellicola simbolo dei teen movie anni ’80 firmata dal già citato John Hughes. In realtà, la detenzione per i personaggi scatta solo nella parte finale del film, dopo quella che potrebbe essere una lunga introduzione e forse non lo è..forse sì.
“Detention” non è quella schifezza come molta gente potrebbe pensare e una visione la vale, anche solo per tutte le citazioni che lo rendono originale e che faranno innamorare i molti amanti della cinematografia.
In definitiva, un film che farà schifo a gran parte degli spettatori ma che, sorprendentemente, a me è piaciuto per la sua vena surreale, folle e grezza.
Non un capolavoro, anzi dimenticabile, ma che garantisce 90 minuti di svago assoluto.

FABIO BUCCOLINI

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