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I film di Natale. “S.O.S. fantasmi” il cantico di Richard Donner

Liberamente ispirato al “Canto di Natale” di Dickens, Donner confeziona un film perfetto tra attualità e fantasia con un Bill Murray in stato di grazia.

Un grande classico come “Il Canto di Natale” di Charles Dickens, diventa un meta-racconto tra letteratura, televisione e cinema. “S.O.S Fantasmi” è uno di quei film immancabili sotto l’albero; vuoi perché rielabora una popolarissima favola sul Natale trasformandola in un divertissement grottesco e satirico, vuoi perché è uno di quei film che i fan di Bill Murray non possono che vedere e rivedere ogni anno.

È Natale, abbassiamo qualsiasi difesa ideologica e resistenza agli improbabili happy ending, e ci lasciamo trasportare al calduccio, concedendoci qualche risatina, e dosi di speranza. Ciò che questo film ci regala in più, è la nota grottesca, che lo distingue da tanti altri casi cinematografici del filone.

Questa è la trama: “Un cinico produttore televisivo, il cui comportamento lo ha allontato da tutti coloro che gli volevano bene, sta preparando una trasmissione tratta dal ‘Racconto di Natale’ di Dickens. Tre fantasmi si presentano al suo cospetto per farlo riflettere sulla sua vita.”

Tanta attenzione su questo film ci fu per la presenza di Bill Murray. “S.O.S. Fantasmi” segnava il ritorno sulle scene dell’attore dopo un lungo periodo di inattività. A seguito del successo di Ghostbusters Murray tentò di calarsi in un ruolo drammatico ne “Il filo del rasoio” di John Byrum, fallendo però miseramente. A quel punto l’attore entrò in crisi esistenziale e si ritirò a studiare storia e filosofia alla Sorbona di Parigi. Solo 4 anni dopo tornò a recitare proprio per questo film. Per questa ragione Murray puntò moltissimo sulla pellicola. Una curiosità è proprio che sul set l’attore si rivelò iperattivo e il regista Richard Donner (che girò il film fra Arma Letale e il sequel Arma Letale II) in un’intervista disse che dirigerlo fu come “per un vigile dirigere il traffico fra 42esima strada e Broadway, mentre i semafori sono spenti”.

Senza troppe pretese, il film è una frizzante e piacevole commediola natalizia, con un Murray mattatore a briglia sciolta, che si lascia sfuggire più di una battuta non necessariamente per famiglie. Anche se grossolani, sono divertenti gli effetti speciali con cui vengono rappresentati gli spettri, specialmente il macabro cadavere in decomposizione dell’amico. Piccolo ruolo per Robert Mitchum e lieto fine prevedibile, trattandosi di una storia natalizia. Ingenuo ma anche innocuo, da rivedere con la famiglia durante le feste. Dirige Richard Donner, tra gli immancabili della commedia popolare anni Ottanta.

“A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai, canta il famoso spot natalizio.”

Puoi addirittura cambiare totalmente personalità e magicamente diventare un benefattore ispirato dai più grandi valori etici e morali.

FABIO BUCCOLINI

“Guardiani della galassia”. Puro divertimento a 360°

La Marvel, per una volta, si slega dalla storyline dei suoi ultimi film e sforna una pellicola divertente che strizza l’occhio ai vari “star wars” con un pizzico di azione e ironia alla “Indiana Jones”.
Guardiani della galassia

Tratto da una graphic novel completamente distaccata dall’universo della continuity Marvel, i Guardiani della galassia è una storia in cui non sono presenti i classici supereroi, ma di individui normali (se di normali si può parlare trattandosi di un film di pura fantascienza) che per miracolo ed aiutati dalla buona sorte riescono a salvare la situazione.
La trama è semplice e lineare: L’audace esploratore Peter Quill è inseguito dai cacciatori di taglie per aver rubato una misteriosa sfera ambita da Ronan, un essere malvagio la cui sfrenata ambizione minaccia l’intero universo. Per sfuggire all’ostinato Ronan, Quill è costretto a una scomoda alleanza con quattro improbabili personaggi: Rocket, un procione armato; Groot, un umanoide dalle sembianze di un albero; la letale ed enigmatica Gamora e il vendicativo Drax il Distruttore. Ma quando Quill scopre il vero potere della sfera e la minaccia che costituisce per il cosmo, farà di tutto per guidare questa squadra improvvisata in un’ultima, disperata battaglia per salvare il destino della galassia.
Artefice di questa “mini-rivoluzione” Marvel è il regista James Gunn, sconosciuto ai più e per anni a lavorato per la Troma, per cui a diretto e sceneggiato il divertente e riuscitissimo “Tromeo e Giulietta”. Notato dalla Marvel per lo splendido “Super” (il suo primo film ad avere un vero e proprio riscontro a livello internazionale) datato 2010, gli venne proposta la regia di “Guardiani della galassia” e fortunatamente ritenne giusto accettare l’arduo compito. Arduo perché sconfinando dalla storyline che aveva contraddistinto i precendi film della casa di produzione Americana, era come fare un salto nel vuoto con il rischio che gli spettatori e gli innumerevo fan dei supereroi non avrebbero accetta un cosi grande stravolgimento della linea guida a cui erano abiutati. Guun riesce benissimo nell’arduo compito e tra una citazione e l’altra al cinema degli anni’80, con l’aiuto di una splendida e azzeccata colonna sonora, riesce a coniugare quelli che sono gli elementi giusti per un perfetto film tratto da un fumetto: ritmo, risate ed effetti speciali.
Composta da un 3D quasi inutile e superfluo, una motion capture incredibile e un cast in grande forma composto da Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Lee Pace e dalle voci del duo Vin Diesel – Bradley Cooper, I Guardiani della galassia è per distacco il miglior film Marvel che ad oggi sia stato esportato dagli States.
Nel film di James Gunn si vedono vere e proprie “pennellate” del cinema più bello di Spielberg, di Donner, di Zemeckis, Columbus e, naturalmente, soprattutto di George Lucas negli episodi migliori di Guerre Stellari e Indiana Jones.
Una commedia bizzarra abilmente mascherata da cinecomic, dove per quasi 2 ore si viene letteralmente trasportati in un universo folle ed esilarante tra un procione geneticamente modificato, un albero vivente muto, una sensuale sicaria, un iroso distruttore e un ladro buffone.

FABIO BUCCOLINI

“L’uomo d’acciaio”, finalmente un Superman degno di nota

“L’uomo d’acciaio” mostra la vera anima del supereroe invincibile.
L'uomo d'acciaio

Erano anni che le case di produzione cercavano di portare al cinema il supereroe senza mai trovarsi di fronte a grandi successi ed approvazioni.
Dopo un primo “Superman”, diretto da Richard Donner, in gran parte riuscito, dove si affrontava l’anima più fumettistica del personaggio, i film successivi si sono rivelati veri e propri flop.
Alcuni anni dopo la Warner ci riprova, nel 2006 chiama a rapporto Brian Synger, reduce del successo dei due 2 “X-men”, e gli commissiona una nuova storia.
Il regista non sforna un remake, ma prosegue la storia da dove si era interrotta con i film precedenti: dopo anni di assenza Superman torna sulla terra e, come da prassi, la salva.
Questo suo lavoro non soddisferà per niente ne critica ne pubblico, rivelandosi un vero e proprio fiasco al botteghino, causa anche di un attore (Brandon Routh) assolutamente inadatto per il ruolo.
Dopo questa ultima incursione nessuno aveva più cercato di riportare in vita “l’alieno cresciuto sulla terra”.
Oggi grazie a Cristopher Nolan, che ha avuto il coraggio di cimentarsi nell’avventura, il progetto a ripreso vita.
Reduce del successo planetario della trilogia di Batman, ripropone in salsa dark le gesta del Kryptoniano.
Lascia la regia A Zack Snyder (“Watchman”), e lui si occupa del coordinamento generale e della sceneggiatura.
Per ricostruire il personaggio di Superman, Nolan e Snyder partono dalle fondamenta, ovvero dalla nascita di quell’uomo che cambierà l’umanità intera, perché punto di incontro tra il nostro Mondo e il mondo di Krypton.
Dimenticati i rapidi minuti iniziali del film di Richard Donner, impreziositi da un Marlon Brando pagato milioni di dollari, nel Superman di oggi assistiamo ad una vera e propria battaglia stellare che vede Jor-El difendere con le unghie e con i denti il destino di suo figlio, Kal-El, appena nato e destinato a partire. Perché la visionaria, vulcanica, tecnologica e futuristica Krypton sta per esplodere. A frenare l’ormai imminente partenza del neonato il Generale Zod, pronto a tutto pur di salvaguardare il futuro della propria razza, in odore di estinzione, tanto da pianificare un vero e proprio colpo di Stato. Per venti minuti buoni finiamo così per conoscere ‘questo’ mondo e questi personaggi, pronti a morire pur di portare avanti la propria ‘missione’, fino alla caduta sulla Terra di Kal-El, ovvero Clark Kent.
Qui, grazie a continui salti temporali, si fa strada la maturazione di Superman sulla Terra. Lo vediamo bambino, in crisi durante un’interrogazione perché devastato da suoni ed immagini che gli fanno esplodere la testa (a causa dei sensi super sviluppati), per poi saltare su un peschereccio, in fase adulta, mentre salva alcuni operai all’interno di una petroliera in fiamme. Ancora un flashback e siamo su uno scuolabus, con un giovanissimo Kent di nuovo protagonista di una clamorosa missione di salvataggio, per poi tornare ancora ai giorni nostri, mentre prova a resistere alle provocazioni di un energumeno.
Alternando continuamente passato e presente, Snyder sottolinea le difficoltà, le paure, le ingiustizie, le perplessità e i conflitti interiori vissuti da un alieno piovuto sulla Terra quando era ancora in fasce. Qui, trovato ed accudito da due amorevoli contadini, il bimbo Kent matura tra silenzi e restrizioni, perché nessuno, in questo mondo, avrebbe mai potuto capire una ‘diversità’ simile, tanto da dover ‘cedere’ ad un terribile lutto, pur di non accettarsi e fare “coming out”, svelandosi pubblicamente.
Fino a quando tutto ciò non diventa necessario, obbligatorio. Perché dopo 30 anni di ricerche nello Spazio più buio e profondo, il Generale Zod trova Kal-El, ovvero Clark Kent, tanto da minacciare il Mondo intero. Il nostro Mondo. ‘Consegnatemelo, o sarà la fine‘. E qui, ad un passo dal precipizio, tra il terrore della mancata accettazione, la Speranza di una nuova vita, e la necessità di gettare la maschera, da un vero e proprio ‘atto di fede’ nasce Superman.
Tra combattimenti caotici, esplosioni devastanti e scene davvero riuscite (come ad esempio lo splendido ed ‘interattivo’ incontro Crowe-Cavill che vedrà il primo spiegare al secondo la sua identità e le sue origini), “L’uomo d’acciaio” ha innegabilmente il pregio di non prendere mai fiato. Alternando flashback, salti temporali e un secondo tempo completamente caratterizzato dalla “distruzione” di Metropolis, Snyder corre spedito per 140 minuti verso quello che era il suo vero ed unico obiettivo, ovvero concedere ad Hollywood un Superman cinematografico mai visto prima, perché più complesso e solo apparentemente introspettivo, cupo e tecnicamente esplosivo. Divertendo e sbalordendo, come Nolan insegna, riesce nelle sue intenzioni e centra totalmente l’obbiettivo.

FABIO BUCCOLINI

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