Archivi Blog

“The Hateful eight”, l’apice della carriera di un cineasta innovatore

Dopo una gestazione travagliata finalmente è arrivata nelle sale la nuova opera di Quentin Tarantino, dove tutto è il contrario di tutto e ovviamente non ha mancato nel suscitare rumore tra chi lo adora e chi lo considera il passo falso della carriera perfetta del regista americano.

The hateful eight poster.jpg

Nella prefazione ho parlato di opera perché di questo si tratta. “The hateful eight” non è un film, è una vera e propria opera d’arte a partire dalle grandi musiche del nostro Ennio Morricone passando per una scenografia ai limiti della perfezione e il tutto contornato dalle riprese con pellicola ultrapanavision 70mm.
Era il lontano 2013 quando il regista Quentin Tarantino dichiarò al mondo intero che il suo prossimo film sarebbe stano un altro western dal titolo “The hateful eight” e che una prima bozza della sceneggiatura era già pronta. Passano i mesi e le notizie si fanno sempre più insistenti ma ad un tratto il fattaccio; la sceneggiatura finisce illegalmente in rete e il regista infuriato dichiara che il progetto sarà accantonato. Poi di nuovo una notizia bomba, Tarantino rimette mano alla sceneggiatura ( si vocifera che questo sia successo grazie alla forte insistenza di Samuel L. Jackson) e annuncia che le riprese del film inizieranno a fine 2014.
Ecco la trama: “Una diligenza viaggia nell’innevato inverno del Wyoming. A bordo c’è il cacciatore di taglie John “The Hangman” (Il Boia) Ruth e la sua prigioniera Daisy Domergue, diretti verso la città di Red Rock dove la donna verrà consegnata alla giustizia. Lungo la strada, si aggiungono il Maggiore Marquis Warren, un ex soldato nero nordista diventato anche lui un famoso cacciatore di taglie, e Chris Mannix, che si presenta come nuovo sceriffo di Red Rock. Infuria la tempesta di neve e la compagnia trova rifugio presso l’emporio di Minnie, dove vengono accolti non dalla proprietaria, ma da quattro sconosciuti: il messicano Bob, il boia di Red Rock Oswaldo Mobray, il mandriano Joe Gage e il generale della Confederazione Sanford Smithers. La bufera blocca gli otto personaggi che ben presto capiscono che raggiungere la loro destinazione non sarà affatto semplice.”

The hateful eight scena
Il tanto temuto sequel di “Django Unchained” è lontano anni luce, per le ambientazioni claustrofobiche e per i suoi intrecci narrativi, si avvicina molto allo stile del primo Tarantino ma pensare a “Le iene” e “Pulp fiction” porterebbe comunque fuori strada. La pellicola per l’effettivo utilizzo degli spazi, dei tempi e delle dinamiche tra i personaggi richiama scenari prettamente teatrati o opere di Agata Christie (Q. per la seconda parte della pellicola si è ispirato molto a “Assassinio sull’Orient Express”).
Per tutta la durata del film, viene a mancare il solito clima Tarantiniano, “The Hateful Eight” è magistrale, cupo, violento e davvero tanto spettacolare, è un gioco di specchi e di maschere di quelli che piace tanto mettere in scena al regista del Tennessee, che ancora una volta si bea di se stesso e si dilunga in dialoghi perfetti ed infiniti.
La pellicola imprime nello spettatore un senso di oppressione ai limiti della sopportazione che lo sopraffà per tutta a durata e lo disarma completamente.
La tensione che domina tutto il film esplode come una granata invisibile ma terrificante; in breve tutto diventa insostenibile, tanto per gli interpreti quanto per lo spettatore, che rimane disorientato per la violenza con cui si manifesta. Il finale è sofferto per quanto riguarda gli standard di Tarantino, ci troviamo davanti al trionfo del dramma di una situazione irreparabilmente dolorosa e certamente amara. Un finale in cui è tangibile l’idea di disgrazia che a tutti gli effetti non lascia troppo spazio all’immaginazione.

The hateful eight scena 1.jpg
Per questo mistery da camera in cui la violenza sale lenta per poi esplodere implacabile sul finale, Tarantino si affida a un cast di attori con cui ha già lavorato, primo fra tutti Samuel L. Jackson, cui si aggiunge una cattivissima Jennifer Jason Leigh che per la sua interpretazione è candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista.
“The Hateful Eight” è un film lento, denso, difficile, verboso, teatrale. Ma bellissimo. Meno “commerciale” del suo predecessore ma certamente più maturo.
Che vi piaccia o no, merita assolutamente la visione, ma preparatevi psicologicamente…usciti dalla sala non lo dimenticherete con molta facilità.

FABIO BUCCOLINI

Annunci

Quentin Tarantino a Venezia con “The hateful eight”?…Probabile!!!

Nonostante “The hateful eight” abbia avuto una gestazione travagliata, finalmente è giunta al termine e il suo produttore Harvey Weinstein lo acclama come capolavoro. Voci di corridoio assicurano, tempo permettendo, la sua partecipazione al Festival di Venezia.
hateful eight

Il film è un western girato sulle montagne del Wyoming e ambientato in Colorado alcuni anni dopo la guerra civile combattuta negli Usa tra il 1861 e 1865. Ruota attorno alle tensioni che si creano in un gruppo di persone rimaste intrappolate in un saloon dopo che una tempesta di neve ha divelto la loro diligenza. Il gruppo include due cacciatori di taglie, un soldato confederato rinnegato, uno sceriffo, una prigioniera e l’autista.
Nel cast, di cui già vi avevo parlato in un altro articolo presente nel blog, Tim Roth, Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demian Bichir, Michael Madsen, Bruce Dern e Channing Tatum (entrato a far parte della produzione a riprese inoltrate).
Sofferta, la produzione di “The hateful eight”, volge finalmente al termine. Le riprese, ha fatto sapere il produttore Harvey Weinstein, si concluderanno a breve dando modo a Quentin Tarantino di portare la sua creatura al cinema prima del nuovo anno. “È un film speciale – spiega il rappresentante della Weinstein Company, un film divertente, acuto, originale e molto, molto buono.
La pellicola, ultima fatica (professionale e personale) dell’estroso Tarantino, è stata segnata da una serie infinita di disavventure . Lo scorso anno, prima dell’inizio delle riprese, qualcuno ha pensato di rubare la sceneggiatura del film e diffonderla in rete. Inizialmente Tarantino voleva abbandonare il progetto e diffonderlo come romanzo, poi il regista del Tennesse è ritornato sui suoi passi ed a decio di dare il via alle riprese.
Il film verrà stampato in 70 mm come “The master” di Paul Thomas Anderson e “Interstellar” di Christopher Nolan. L’omaggio più evidente tra neve e altopiani innevati è sicuramente “Il grande silenzio” di Sergio Corbucci, già citato in altri film di Tarantino.
“The hateful eight” dovrebbe essere pronto per l’autunno 2015 e forse già in arrivo per i festival di settembre: forse al Lido di Venezia.

FABIO BUCCOLINI

I film dimenticati. “Big bad wolves” il noir israeliano che non dimenticherete molto facilmente

Viene da Israele uno dei film più interessanti dell’anno. E’ una storia nera di vendetta che sa impressionare, ma è anche così abile da contaminare di continuo il proprio incedere verso l’inferno di momenti di grande comicità che non alleggeriscono ma addirittura appesantiscono la materia trattata.
Big-Bad-Wolves

Adoro la figura del grande lupo cattivo. Perché il grande lupo cattivo non è altro che malvagità fatta di furbizia e stupidità, radicata nei contesti sociali (politici) e istituzionali. Il grande lupo cattivo è il male riconosciuto e accettato che, la maggior parte delle volte, si riesce a fingere agnello. Ed è proprio di tutto questo che parla, secondo me, un film come Big Bad Wolves.
Arrivato con la benedizione di Quentin Tarantino, che l’ha inserito nella personale top ten dei migliori film del 2013, “Big bad wolves” non deluderà le attese dei tarantiniani doc, vista la gran dose di cinefilia, humor e violenza gratuita che regala. Il film conferma inoltre l’ottimo stato del cinema israeliano, qui testato su un versante più di genere che autoriale.
Stato d’Israele. Una serie di brutali omicidi fa incontrare e scontrare la vita di tre uomini: Il padre dell’ultima vittima in cerca di vendetta, un investigatore che usa spesso operare aldilà dei confini della legge e il principale sospettato degli omicidi, un insegnante di religione arrestato e rilasciato a causa di un errore della polizia.
Se al loro esordio i due registi si erano avventurati nel filone dello slasher piegandolo alla loro personale (e abbastanza originale) visione, in questa seconda prova affrontano il thriller e il genere torture.
“Big bad wolves” è un film che, inizialmente, potrebbe far pensare a opere come “Prisoners”, ma pian piano si distacca da una certa visione occidentale del tema, andando a cadere nell’analisi sociale con un certo distacco emotivo. Riesce persino ad evitare la trappola del già visto, infatti siamo di fronte ad un film che tutto ciò che mostra è fine alla storia e niente è gratuito.
Lo spunto di partenza è abbastanza semplice e tutto sommato anche risaputo: c’è in giro un serial killer che si dedica a rapire, seviziare e uccidere bambine, c’è un poliziotto dai metodi spicci che esagera nell’interrogare un sospetto e per questo motivo viene sospeso, c’è il padre di una vittima, disperato, in cerca di vendetta e convinto che il sospetto di cui sopra sia in effetti il colpevole. Il bello è che il tutto viene raccontato mescolando assieme tre film diversi. Da un lato c’è il thriller con mistero, poi c’è il film più truce, quello dedicato all’accanimento sul pover’uomo, infine c’è la commedia, assolutamente dark, che davvero a tratti fa schiantare dal ridere, perché propone personaggi che scivolano spesso nella macchietta.
Ovviamente, la chiave per poter apprezzare “Big bad wolves” sta anche in una questione di sensibilità personale, nel non farsi problemi di fronte a un racconto che mescola in maniera assolutamente organica tutte le componenti di cui sopra. “Big bad wolves” si prende tremendamente sul serio, ma allo stesso tempo non lo fa, scherza un sacco mentre sferra pugni nello stomaco, unisce e amalgama tutto, senza alternare. In questo, ha qualcosa che ricorda la sensibilità del cinema dall’estremo oriente e può risultare spiazzante, soprattutto nel momento in cui ti dice chiaro e tondo che stai ridendo di cose sulle quali non c’è proprio nulla da ridere. Dove invece non può lasciare dubbi è sull’incredibile cura per l’immagine, che esplode fin dal primo secondo e non molla un attimo fino alla fine.
Bellissimo da vedere. Solo nella sequenza di apertura c’è più cinema che negli ultimi dieci anni di film italiani. Verrà rivalutato negli anni.

FABIO BUCCOLINI

I film dimenticati. “Assassini nati (Natural born killers)” un capolavoro di denuncia

Nel 1994 questa pellicola, magistralmente diretta dal visionario Oliver Stone, fu presentata al Festival di Venezia e destò non poche critiche per l’estrema violenza mostrata.

Assassini nati

Oliver Stone pagò la sceneggiatura 400 mila dollari. Poi, dalle leggende che circolano, la buttò via e la riscrisse totalmente da capo, concentrandosi per lo più sulla passione che unisce i due assassini e sulle manipolazioni mentali subite dai media.

La sceneggiatura originale era scritta niente popò di meno che da il grande Quentin Tarantino, che già aveva sceneggiato “Una vita al massimo” e si prestava a realizzare il capolavoro indiscusso degli anni 90: “Pulp fiction”.

Tarantino si infuriò con Stone (la leggenda dice che arrivarono anche alle mani) e fece togliere il suo nome dagli accrediti e tutt’oggi ancora sostiene di non aver mai finito di vedere il film.

Questa è la trama della pellicola: Allucinata scorribanda di Mickey e Mallory, giovane coppia criminale, che per tre settimane attraversano in auto il Southwest, seminando 52 cadaveri, mentre la copertura dei mass-media li trasforma in effimeri eroi popolari.

Quando Assassini nati usci nel 1994 si scatenò l’inferno. Cera chi lo detestava e chi lo idolatrava e anche la critica non sapeva bene come porgersi di fronte ad una pellicola così “perversa” e particolare che non voleva fare altro che mettere in ridicolo e mostrare all’intera popolazione la perversità dei mass-media e della televisione.

Un appunto al regista bisogna farlo. Il “sense of humor”, non è tra i suoi grandi talenti, ha la mano un po’ pesante (nelle due ore di durata la violenza abbonda in ogni dove) e che, certo, nel film si “ride” ma se quella sceneggiatura l’avrebbe diretta Tarantino, la pellicola avrebbe preso tutta un’altra piega.

A parte questo, Assassini nati ancora oggi ha il suo perché: 114 minuti a rotta di collo nella mente di due giovani violentati dalla vita.

Qui tutto è portato al limite, fino all’eccesso: i tramonti e il sangue hanno il rosso acceso del technicolor, la vita di Mallory messa in scena come una scadente sit-com americana. Il tutto condito grazie ad un montaggio rapidissimo che mescola animazione, spezzoni di documentari stile national geographic, flash del passato e spezzoni di vecchi film.

In tutto questo miscuglio di generi, solo una cosa rimane costante: l’amore di Mickey e Mallory. In fondo questo film lo possiamo classificare come un film sulla passione, sull’amore: una storia romantica.

Mickey e Mallory continuano a vagare e ad uccidere per tutta la durata della pellicola ma nonostante la violenza, la lontananza o qualsiasi altra cosa gli succeda, il loro amore e la loro passione rimane constante, come un giuramento di sangue che non si scioglierà mai.

Stone usò circa 18 modi diversi di filmare. Passo dalla 35 mm al super8 alle videocassette, tutti frullati insieme con grande energia aiutati anche da una colonna sonora eccezionale.

Che dire del cast? In due parole, è perfetto!

Woody Harrelson freddo e con gli occhi di ghiaccio è perfetto…sembra quasi un vero e proprio psicopatico; Juliette Lewis sembra l’anarchia fatta persona; Tommy Lee Jones un malandato cattivo doc; Robert Downey Jr. un anchorman con la sete di successo che aggancia la coppia di killer e li segue fino alla fine pur di fare lo scoop della sua vita.

In conclusione: Assassini nati vive di contraddizioni. E’ surreale nella messa in scena ma ironico nella descrizione dei fantasmi che percorrono la nostra epoca televisiva. Una tempesta di immagini si abbatte sullo spettatore e Oliver Stone le pesca nel sogno del cinema, della televisione e nella realtà informatica. Difficile sapere se sia maggiore lo sgomento dello spettatore o la rabbia affascinata dell’autore.

Tanto rumore per nulla si potrebbe dire…ma anche un tentativo di grande coraggio per evolversi e non ripercorrere sempre il già noto.

 

FABIO BUCCOLINI

Svelati i nomi degli “odiosi otto” del regista cult Quentin Tarantino

The hateful eight
Finalmente sono usciti i nomi di chi saranno gli Hateful Eight del prossimo film di Quentin Tarantino dal titolo omonimo. Eccoli qua:
• Samuel L. Jackson – Major Marquis Warren
• Kurt Russell – John The Hangman Ruth
• Jennifer Jason Leigh – Daisy Domergue
• Walton Goggins – Chris Mannix
• Demian Bichir – Bob
• Tim Roth – Oswaldo Mobray
• Michael Madsen – Joe Gage
• Bruce Dern – General Sanford Smithers

Le notizie non sono finite, infatti sembra (quasi) certa la presenza di Channing Tatum (Magic Mike) che avrà un ruolo non ancora specificato nella pellicola.
Per quanto riguarda la trama, eccola per voi (inutile dirvi che è piena zeppa di SPOILER, essenzialmente c’è mezzo film, quindi tenetevi alla larga se preferite la sorpresa): Sei, otto o dodici anni dopo la Guerra Civile, una diligenza sfreccia attraverso l’inverno del Wyoming. I passeggeri, il cacciatore di taglie John Ruth e la sua fuggitiva Daisy Domergue, corrono verso la città di Red Rock dove Ruth – conosciuto come Il Boia – consegnerà la Domergue alla giustizia. Per strada incontrano due stranieri: Major Marquis Warren, un soldato divenuto a sua volta cacciatore di taglie e Chris Mannix, un rinnegato del sud che sostiene di essere il nuovo sceriffo cittadino. Perduti nella tempesta di neve, Ruth, Domergue, Warren e Mannix cercano rifugio da Minnie’s Haberdashery, un punto di sosta per diligenze su un passo di montagna. Quando arrivano da Minnie’s, però, non vengono accolti dal proprietario ma da quattro facce mai viste. Bob, che si occupa del punto di sosta per conto di Minnie che è dalla madre, è rintanato con Oswaldo Mobray, il boia di Red Rock, il cowboy Joe Gage e il generale confederato Sanford Smithers. Mentre la tempesta di neve continua a infuriare sul punto di sosta, i nostri otto viaggiatori scoprono che potrebbero non arrivare mai a Red Rock.
“The Hateful Eight” sarà girato in 70 mm e arriverà nei cinema americani (forse) nell’autunno 2015 ma, sembra, non prima degli inizi del 2016 in Italia.

FABIO BUCCOLINI

Lassù qualcuno non firma: salterà il film con Franco Nero e Quentin Tarantino che si doveva girare a San Benedetto del Tronto?

Nessun accordo con la Medusa, nuovo tentativo dopo l’estate. La produzione: “Colpo duro, ma rimangono interessati al progetto”.

Enzo Castellari e Quentin Tarantino

Le riprese di “Lassù qualcuno ci ama” slittano di almeno sei mesi. L’incontro tra i produttori del film e la Medusa si è concluso con una fumata grigia. Nessun accordo per ora, con la promessa di aggiornarsi dopo l’estate per una firma che dovrebbe finalmente arrivare.
Le trattative con la casa di distribuzione vicina a Mediaset si sono complicate strada facendo, con la corsa agli Oscar de “La grande bellezza” che ha contribuito a dilatare i tempi.
La pellicola, diretta da Enzo G. Castellari, avrebbe previsto la partecipazione di Franco Nero, Drena De Niro e forse di papà Robert, a cui si sarebbe aggiunto il prestigioso cameo di Quentin Tarantino.
Il cast avrebbe incluso poi altri nomi di valenza nazionale ed internazionale, che Nero aveva tentato di coinvolgere.
“E’ un colpo duro – dice il produttore Gino Usai – da quattro mesi lavoravamo a questa idea, per noi è un grosso danno, siamo dispiaciuti”.
Tra le location monitorate da Castellari nei mesi scorsi spiccarono alcune vie del Paese Alto, il porto, il Palazzetto dello Sport e il Forum di Porto d’Ascoli, dove il regista individuò l’Ambulatorio medico e lo scenario migliore per la ricostruzione degli scantinati.
“Lassù qualcuno ci ama” voleva narrare la realtà del pugilato minorile, macchiato dalla piaga delle scommesse clandestine. Il protagonista e l’antagonista – preferibilmente del posto per via degli impegni scolastici – avrebbero dovuto avere un’età compresa tra i 9 e gli 11 anni ed una preparazione atletica e tecnica nell’ambito della boxe.
La lavorazione di “Lassù qualcuno ci ama”, se finalmente andrà in porto, durerà due mesi. San Benedetto del Tronto sarà la location principale, tuttavia le macchine da presa si sposteranno temporaneamente a Recanati.

 

FABIO BUCCOLINI

Quentin Tarantino: “The hateful eight si farà!

Il film si farà e le riprese si svolgeranno a fine anno e all’inizio del 2015. A dare la notizia è Kurt Russell, già ingaggiato da Tarantino per A prova di morte.

The h8teful eight

L’attore ha dichiarato al sito”MyFoxPhilly”: «Ho un film di Tarantino chiamato The Hateful Eight che dovrebbe essere girato all’inizio dell’anno».
Un piccolo slittamento per il cast che dovrebbe essere sempre quello che ha partecipato alla lettura pubblica dello script qualche mese fa. Tarantino ha riscritto il terzo atto, dopo la fuoriuscita illegale del suo script online: oltre a Russell ci saranno Samuel L. Jackson, Bruce Dern, Michael Madsen, James Remar, Amber Tamblyn, Walton Goggins, Zoe Bell e Tim Roth.
È piuttosto improbabile che li ritroveremo tutti, perché incrociare più di 8 schedule non è affatto semplice, ma ne ritroveremo sicuramente una buona parte sul grande schermo.
Ricordiamo che il cambiamento di programma e il ritardo di inizio lavori è stato determinato dal leak dello script e dalla successiva denuncia di Tarantino del sito Gawker, che ne ha causato la diffusione online, motivo per il quale QT aveva inizialmente deciso di cancellare il progetto e aveva fatto causa al sito con scarsi risultati. Sapere che lo rimanderà e basta è già una bella notizia.
Il film sarà un western ambientato nel Wyoming post-Guerra civile e si focalizzerà sui passeggeri di una diligenza, dove rimarranno bloccati a causa di una tormenta.
Una larga parte del film si svolgerà in un bar e i personaggi includono due cacciatori di taglie (Jackson e Russell), un generale confederato (Dern), un cowboy (Madsen), un inglese trapiantato (Roth), un soldato (Goggins) e una prigioniera (Tamblyn).

 

FABIO BUCCOLINI

“Dal tramonto all’alba la serie”: i fratelli Gecko sono tornati e promettono un bagno di sangue

Tratta dall’omonimo film del 1996 scritto da Quentin Tarantino, la serie ripercorrerà tutti gli eventi già raccontati dai tre film. Alla produzione, Robert Rodriguez che dirige i primi due episodi.

Dal tramonto all'alba la serie

Con i fratelli Gecko non c’è da scherzare, loro dettano le regole e se non si fa come dicono loro ci si ritrova con il cervello spappolato.

Robert Rodriguez lo scorso anno ha lanciato El Rey, rete via cavo in inglese dedicata ad un pubblico latinoamericano. Per promuovere al massimo il nuovo canale, il regista si è messo a lavorare sulla versione televisiva di “Dal tramonto all’alba”, film del 1996 da lui diretto e scritto da Quentin Tarantino.

“Se il mio film era una sorta di racconto breve – spiega Rodriguez – , la serie tv può considerarsi un romanzo vero e proprio. Abbiamo assemblato un cast e una crew sorprendenti, gli spettatori prenderanno parte ad una cavalcata selvaggia”.

La storia è semplice e riprende le vicende narrate dalle pellicole precedenti: un criminale di nome Seth Gecko (DJ Cotrona) e il suo violento e imprevedibile fratello Richard “Richie” Gecko (Zane Holtz) sono ricercati dall’FBI e dai Texas Rangers Earl McGraw (Johnson) e Freddie Gonzalez (Garcia) dopo che una rapina ha fatto diverse vittime. Mentre si danno alla fuga verso il messico, Seth e Richie incontrano l’ex ministro Jacob Fuller e la sua famiglia, e li prendono in ostaggio. Utilizzando il camper della famiglia per andare verso il confine messicano. Il gruppo si ferma in uno strip club popolato da vampiri: dovranno combattere fino all’alba per rimanere in vita.

“Dal tramonto all’alba la serie” inizierà in America l’11 marzo e in attesa di una trasmissione italiana del programma posso dire solo una cosa: bentornati al TITTY TWISTER!!!

FABIO BUCCOLINI

Quentin Tarantino cancella The Hateful Eight e si concentra su un nuovo progetto

Delusione per i fan di Quentin Tarantino: il regista ha cancellato The Hateful Eight, che avrebbe dovuto essere il suo prossimo film.

Tarantino

Tarantino è davvero furioso e al sito Deadline.com ha espresso tutto il suo disappunto per come un agente avrebbe divulgato ai colleghi la sceneggiatura top secret di The Hateful Eight, che da tempo veniva indicato come il prossimo film del regista di Pulp Fiction.

“Ho consegnato la sceneggiatura del film solo a sei persone. Tra queste, il produttore Reggie Hudlin e tre attori: Tim Roth, Michael Madsen e Bruce Dern – ha spiegato Tarantino al sito –. Uno di questi attori ha girato la sceneggiatura al proprio agente e questi deve averla mostrata ai suoi colleghi. Sono stato tempestato di telefonate di agenti che cercavano di piazzare i loro attori. Ma come diavolo lavorano questi agenti? Lavoravo da un anno a questa sceneggiatura, adesso ho deciso di cancellare il film: probabilmente pubblicherò lo script, anzi, ho già preso contatto con degli editori”.

In precedenza erano trapelate voci circa la possibilità che il ruolo principale dovesse andare a Christoph Waltz, che però non risulta tra i “destinatari” della sceneggiatura. Tra costoro, Tarantino avrebbe già individuato i possibili colpevoli di… spionaggio cinematografico. Sempre a Deadline.com infatti, ha spiegato: “Tim Roth è uno che non fa di queste cose. Quindi deve essere stato Bruce Dern, oppure Michael Madsen”.

A rigor del vero, bisogna ammettere che gli agenti degli attori hanno ammesso che possa esserci stato qualche disguido, legato alla mancanza di “watermark” sulle copie della sceneggiatura del regista di Django Unchained, e che magari qualche assistente, all’insaputa degli agenti stessi, possa aver combinato un pasticcio senza immaginarne le conseguenze. Sarà vero o il solito scaricabarile?

Quentin sembra già sapere quale sarà il progetto che prenderà il posto di The Hateful Eight: “L’idea era di scrivere due sceneggiature. Non avrei girato il western fino al prossimo inverno perché non vedo l’ora di realizzare l’altro. Così ho deciso di concentrarmi su quello”.

FABIO BUCCOLINI

Dio benedica Robert Rodriguez!

In una gelida notte invernale del 1981, durante la proiezione dello sci-fi carpenteriano “1997: Fuga da New York”, uno schietto dodicenne – ammucchiato tra i divani di un piccolo cinema – esclama con fare arrogante: “Anch’io sarei capace di girare quella roba!”. Questo sfrontato giovanotto diverrà nientemeno che il pulp-director Robert Rodriguez.

Robert Rodriguez

Il pupillo di Quentin Tarantino sorge nel capoluogo di Bexar County in Texas, annoverando radici ispanico-messicane.

Terzo dei dieci figli, viene svezzato a pane, cartoon e action-picture. Il ragazzo, già in tenera età,  mostra uno spiccato interesse per il mondo della celluloide. Inizia, cosi, a produrre i primi filmetti amatoriali con la 8 mm regalatagli dal padre, coinvolgendo l’intera famiglia.

Nel fine settimana accompagna la madre all’Olmos Theatre di San Antonio, per godersi le leggendarie pellicole di Sergio Leone, Charles Chaplin e Buster Keaton.

Conseguita la maturità al St. Anthony’s High School, concretizza la passione per la Settima Arte iscrivendosi all’Università di Austin.

Nel 1991 Robert realizza il corto “Bedhead”, utilizzando come attori i suoi numerosi fratelli.

Fresco di un discreto successo in patria si trova, tuttavia, con il denaro che scarseggia, così decide di rinchiudersi in una clinica ma non in veste di paziente, bensì come “cavia per esperimenti”.

Con i proventi dei suoi sacrifici alla scienza, Rodriguez vola a Città del Messico e, con soli 7.000 dollari, dirige il violent-movie “El Mariachi”, una sorta di western urbano che vince, tra l’altro, l’Independent Spirit Awards al Sundance Film Festival.

L’opera è il primo episodio della trilogia dedicata all’incontrastato idolo Sergio Leone: gli altri due capitoli sono Desperado e C’era una volta in Messico (suggeritogli dall’amico Tarantino, anche lui estimatore del cineasta italiano).

Dopo il trascurabile “I cattivi”, episodio della commedia grottesca “Four rooms” del 1995, l’anno successivo avviene la svolta della sua carriera.

Il sanguinolento regista sconvolge il pubblico internazionale grazie all’horror-splatter vampirico “Dal tramonto all’alba”, basato su un soggetto di Quentin Tarantino che, nel film, è co-protagonista, accanto a George Clooney.

Dopo “Spy kids”, e il fantascientifico “The faculty”, il 2005 è l’anno della consacrazione. Al fianco di Frank Miller, porta sullo schermo la trasposizione della celebre grafic novel Sin City.

Per restituirgli il favore di aver composto le musiche per Kill Bill – Volume 2, il papà de “Le Iene” compare nel ruolo di special guest director, girando la scena dell’inseguimento in auto con Benicio Del Toro.

Ventiquattro mesi più tardi, torna il binomio Rodriguez – Tarantino per dare vita al truculento “Grindhouse”, chiarissimo omaggio ai B-movie dei tardi anni Settanta.

Lo spietato lungometraggio è diviso in due parti di novanta minuti: Planet Terror, segmento sugli zombi firmato dal nostro Robert, e l’ultra feroce Death Proof diretto da Quentin.

Proprio da una parte del suo “Planet terror”, nascerà quel capolavoro che sarà “Machete”.

Lo stile di Rodriguez è inconfondibile. Porta al limite tutto ciò che conosciamo del cinema. Le sue pellicole non sono mai “normali”, infatti gira film Hollywoodiani come se fossero tutti b-movie da quattro soldi e li porta all’estremo: sia in fatto di violenza, che come esperienza visiva.

Ad oggi la sua ultima fatica è “Machete kills”, secondo episodio del messicano interpretato dal suo autore feticcio Danny Trejo che, da noi, è uscito a metà novembre.

Per il 2014, dopo anni di ritardi, a annunciato il secondo episodio di “Sin city”. Il film sarà sempre codiretto da Frank Miller che ha scritto una grafic novel apposita per la sceneggiatura del lungometraggio.

In attesa di queste nuove esperienze visive, che dire?…. Dio salvi Robert Rodriguez!!!

FABIO BUCCOLINI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: