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“IL SIGNOR DIAVOLO” IL RITORNO ALLE ORIGINI DI PUPI AVATI

Dopo alcune pellicole non troppo degne di nota, Pupi Avati torna in sala con una storia basata su un suo romanzo che sa tanto di un ritorno alle origini della sua carriera.

Il signor diavolo

Il ritorno all’horror padano giova a Pupi Avati; “Il signor diavolo” è lavoro ben riuscito grazie alle cupe atmosfere e all’analisi del potere del Male, della superstizione e della religione bigotta degli Anni ’50 nel cattolicissimo Veneto.
Esiste una certa aura mitologica intorno agli horror di Pupi Avati. Con “La casa dalle finestre che ridono” in testa, la modesta pattuglia di film realizzati tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80 ha generato un culto alimentato anche dal contrasto con quella che è stata la filmografia di Avati da lì in poi.
“Il Signor Diavolo” è un film che entra completamente nell’ottica del “classico” horror all’italiana, genere che in realtà non ha più rappresentanti da un bel pezzo, che è fiorito principalmente nello scorso decennio per mano di cineasti ormai molto anziani come Dario Argento e Lucio Fulci.
Si tratta di una pellicola che non può piacere a tutti gli amanti attuali del genere horror, ma che incontra sicuramente i gusti di chi apprezza appunto le particolarità tecniche che il genere ha da sempre: in particolare, se si ama un certo modo di usare la macchina da presa, una certa fotografia ed una certa gestione della narrazione si potrà godere immensamente di un film che dal punto di vista tecnico è semplicemente perfetto, in cui l’ambientazione tetra e le inquadrature fanno da soli gran parte del lavoro.
“Il signor diavolo” ha come pregio principale, prima di ogni valutazione narrativa, quello di un’ambientazione bellissima, cupa, adagiata lungo la laguna livida e calma che è quella di Comacchio per larga parte, ma traslata narrativamente un po’ più a nord a Venezia.
Il risultato è un film cupo, in certi tratti addirittura pessimista, che fotografa ed analizza come l’irrazionale, le paure, la malvagità e la costante ricerca dell’uomo di potere di toccare con mano il potere satanico diventino gli strumenti con cui l’oscurantismo e il potere della religione si impadroniscano dell’essere umano.

 

FABIO BUCCOLINI

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