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Oscar 2015. “Birdman” il miglior film

Gli Accademy Awards 2015 si sono appena conclusi ed ha decretato i suoi vincitori. Tutte le buste sono state aperte e il presentatore Neil Patrick Harris, ha concluso la serata.
Inarritu

E’ arrivato il momento di fare un riassunto di chi ha gioito all’87esima edizione. “Boyhood” forse non ha ottenuto le vittorie sperate (solo la statuetta a Patricia Arquette), “Birdman” ha pienamente atteso i pronostici e gli attori sono stati premiati secondo le aspettative.
Infatti il film di Inarritu si è portato a casa le statuette più importanti (ad eccezione di quella per miglior attore per Michael Keaton), anche quelle che, secondo i sondaggi dovevano andare a Boyhood. Grande serata anche per “Grand Budapest Hotel” e “Whiplash”.
Soprattutto bisogna ricordare la nostra costumista Milena Canonero che ha vinto il suo quarto Oscar per i costumi di “The Grand Budapest Hotel”.
Ecco di seguito tutti i vincitori di quest’anno:

Miglior film
Birdman

Miglior attore protagonista
Eddie Redmayne in “La teoria del tutto”

Miglior attore non protagonista
J.K. Simmons in “Whiplash”

Miglior attrice protagonista
Julianne Moore in “Still Alice”

Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette in “Boyhood”

Miglior film d’animazione
“Big Hero 6” Don Hall, Chris Williams e Roy Conli

Miglior fotografia
“Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)” Emmanuel Lubezki

Migliori costumi
“The Grand Budapest Hotel” Milena Canonero

Miglior regia
“Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)” Alejandro G. Iñárritu

Miglior documentario (lungometraggio)
“CitizenFour” Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy e Dirk Wilutzky

Miglior documentario (cortometraggio)
“Crisis Hotline: Veterans Press 1” Ellen Goosenberg Kent e Dana Perry

Miglior montaggio
“Whiplash” Tom Cross

Miglior film straniero
“Ida” – Polonia

Miglior make-up
“The Grand Budapest Hotel” Frances Hannon e Mark Coulier

Miglior colonna sonora
“The Grand Budapest Hotel” Alexandre Desplat

Miglior canzone originale
“Glory” da “Selma” (Musica e testo di John Stephens e Lonnie Lynn)

Miglior scenografia
“The Grand Budapest Hotel” Adam Stockhausen; Anna Pinnock

Miglior corto animato
“Feast” Patrick Osborne e Kristina Reed

Miglior cortometraggio live action
“The Phone Call” Mat Kirkby e James Lucas

Miglior montaggio sonoro
“American Sniper” Alan Robert Murray e Bub Asman

Migliori effetti sonori
“Whiplash” Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley

Migliori effetti speciali
“Interstellar” Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher

Miglior sceneggiatura non originale
“The Imitation Game” di Graham Moore

Miglior sceneggiatura originale
“Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)” di Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr. & Armando Bo

FABIO BUCCOLINI

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“Robocop”, il remake deluderà la grande attesa dei fan?

Al momento abbiamo solo una sicurezza: questo remake, del classico di Paul Verhoeven datato 1987, certifica a pieno la scarsità di idee ad Hollywood.

RoboCop

 

Se qualcuno fra voi da ragazzino ha visto “Robocop”, rimanendo puntualmente traumatizzato durante la lunga scena in cui viene rappresentata l’esecuzione di Alex Murphy, si sarà ritrovato senz’altro a chiedersi perché, da qualche anno a questa parte, i produttori hollywoodiani provano a rifare dei cult anziché puntare su storie completamente nuove.

Li spinge il fascino di un franchise già noto al grande pubblico? Sicuramente.

Dai trailer che sono usciti finora, “Robocop” le carte per poter deludere le ha tutte e il perché è presto detto: ci sono troppi elementi del film originale che sono rimasti impressi nella memoria degli spettatori e tralasciate da questo reboot il cui protagonista ha l’aspetto di un anonimo tizio in un’anonima corazza che sembra un giubbotto antiproiettile anziché una vera e propria armatura di un robot poliziotto.

Il nuovo film non sembra promettere bene. Tanto per cominciare la “deumanizzazione” di Murphy è solo parziale, per non dire annacquata: si può aprire il casco e mostrare il volto quando vuole, ma soprattutto si muove con la grazie di un daino in primavera. Ciò che porta sembra più un’armatura hi-tech alla Iron Man, piuttosto che un’azzardata commistione tra uomo e macchina (un pesante fardello di acciaio).

Nel 1987 “Robocop” era un uomo rinchiuso in macchine che lo rendevano forte, ma anche goffo e lento. Il suo casco era fissato con delle viti, e di lui non restavano che la testa e la colonna vertebrale. Il personaggio originale era un prigioniero, quello odierno sembra più un eroe a fumetti anche se, qualcosa dello spirito originale rimane.

Nella nuova versione a Murphy è concessa una “illusione di libero arbitrio”, ma in verità lui non è altro che una macchina asservita a scopi misteriosi che si riprenderà la propria umanità in qualche modo, per poi cercare vendetta.

Alex Murphy è interpretato da Joel Kinnaman, probabilmente nel ruolo più importante della sua carriera fino ad ora. Intorno al protagonista troviamo alcuni grandi nomi di Hollywood: Michael Keaton, Gary Oldman e Samuel Jackson fanno tutti parte della squadra.

Insomma, i primi trailer non sono stati molto incoraggianti e si può confermare che  le carte in regola per deludere alla grande le ha tutte. Comunque, alla fine, l’ossatura del vecchio film c’è ancora, quindi qualche buona speranza rimane.

 

FABIO BUCCOLINI

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