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“JOKER”, QUANDO LA PAZZIA DIVENTA NORMALITA’

Dopo la vittoria del Leone d’oro al festival di Venezia, approda nelle sale uno dei film più attesi, acclamati e criticati dell’anno; il “Joker” di Todd Phillips, un viaggio dentro la mentalità umana.

Joker 1

Joker non è certo il classico film tratto da fumetti. È un racconto tragico che scrive un nuovo capitolo sul personaggio DC Comics e che immagina le origini della crudeltà perversa che lo rappresenta. La sua deriva violenta è la svolta di un passato di emarginazione e sopraffazione. È il riscatto di chi ha subìto prevaricazioni.
L’anima di tutta la pellicola è lui, Joaquin Phoenix, i suoi strazianti primi piani e la sua dolorosa risata da iena. Denti storti, lacrime, un corpo magrissimo che si contorce in un ballostraziante e che davanti a quella tenda sembra compiere una trasformazione. Quell’uomo sta mutando in qualcos’altro, sta letteralmente cambiando pelle. Arthur Fleck sta diventando Joker. Non un Joker, ma il Joker, la nemesi di Batman che tutti conosciamo, lo psicopatico pagliaccio assassino di Gotham City.
Il Cinema è stracolmo d’interpretazioni attoriali superbe ma sono pochissime quelle così potenti da estasiare in modo tanto istantaneo, accecante e ad entrare sfolgoranti nell’immaginario collettivo con immensa dirompenza e grandiosa prepotenza.
Per interpretare un personaggio così complesso e stratificato ci voleva l’interprete perfetto e Joaquin Phoenix non solo è straordinario nel ruolo, ma sembra nato per interpretarlo. Dimagrito in modo impressionante, stravolto in un’espressione che rende la sua faccia una maschera, l’attore ha fatto un lavoro mostruoso sul corpo, trovando almeno quattro differenti risate, muovendosi come un animale in gabbia e ballando in un modo mai visto prima al cinema, uno stile che sembra un’arte marziale ma allo stesso tempo lo fa sembrare leggero e incorporeo.
Il premio Oscar per il migliore attore protagonista del 2020 è già assegnato.

Joker

Fa riflettere che un regista sostanzialmente legato alla commedia abbia scritto e diretto un film che la commedia non la tocca praticamente mai, neanche da lontano, e che anzi tinteggia alcuni degli aspetti più grotteschi della vita, mettendo al centro della sua vicenda un emarginato con problemi mentali e inseguendo l’ispirazione di un certo cinema a la Scorsese che, non a caso, era stato coinvolto nelle fasi iniziali dello sviluppo del film.
Scorsese è uno spettro lontano nel Joker di Phillips, una figura di ispirazione a cui il regista tende costantemente riuscendo a comprenderne ed emularne le tematiche.
L’intuizione più interessante di Joker sta proprio nel fatto che non ci troviamo di fronte a un film di supereroi dalla fotografia patinata, ma a un vero e proprio film d’autore, a un dramma che trasforma il personaggio dei fumetti in un uomo in carne e ossa, vittima della violenza della società e di un’ingiustizia sociale che causa rabbia e frustrazione.
Questo Joker non è una figura enigmatica che snocciola frasi filosofiche, ma un uomo che soffre e che si sente dimenticato e invisibile, un essere umano lanciato come un proiettile verso il baratro per cui finiamo per provare empatia e che ci rimanda un riflesso inquietante di noi stessi. Tutti ci siamo sentiti almeno una volta frustrati, tutti abbiamo subito delle ingiustizie e fatto pensieri terribili: Tutti noi siamo “Joker”.
Per l’intera durata il film sconvolge lo spettatore, lo immerge totalmente nella mentalità psicopatica del protagonista e quando i titoli di coda si avvicinano, ciò che tutti si chiederanno è: Ma Fleck è il vero principe del crimine di Gotham o è stato l’ispirazione per qualcun altro?; sicuramente la genesi della Gotham di Batman, di come sia diventata una città sull’orlo del baratro.
Joker è una metafora, il prodotto della malattia mentale di un uomo e di una società che lo ha ignorato e brutalizzato.

“Credevo che la mia vita fosse una tragedia, invece è una cazzo di commedia”

FABIO BUCCOLINI

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