“Dracula”: la miniserie Netflix che convince ma…delude

Gli autori di “Sherlock” tornano alla ribalta con un nuovo progetto, riscrivere la storia del succhiasangue più famoso della storia della letteratura.

Dracula poster

Portare sul piccolo schermo una storia come quella di Dracula non è un progetto facile. Il racconto del conte è complesso, particolare e soprattutto chi ci avrebbe provato, deve fare i conti con il “Dracula di Bram Stoker” di Francois Ford Coppola del 1992.
Gatiss e Moffat ci provano, mettono il loro estro a disposizione del romanzo di Stoker e ne viene fuori un racconto gotico/moderno che convince ma solo a metà.
Dopo aver visto il primo episodio, ci si rende conto di quanto questo nuovo Dracula sia un degno tributo al vecchio conte, tanto rispettoso delle sue origini e del suo essere più profondo, quanto innovativo. La prima parte procede veloce e il personaggio della suora (sicuramente fuori dal comune perché senza fede e appassionata di occulto) è un ottimo antagonista. Il secondo episodio sembra inizialmente avere la stessa struttura del precedente; il segreto da scoprire è ciò che è successo sulla nave Demeter, in rotta verso l’Inghilterra. I 90 minuti assomigliano molto a un giallo di Agatha Christie. Se già in questo secondo capitolo la storia inizia a vacillare, il terzo episodio, che si svolge in un’ambientazione inaspettata (senza spoilerare niente), è purtroppo il punto più basso della miniserie.
L’impronta dei due autori si nota sin da subito: nei personaggi e nei loro dialoghi, nella costruzione ed evoluzione della storia, nei toni. C’è un grosso “ma”: la visione di Gatiss e Moffat si allontana sia da quella del romanzo originale di Bram Stoker, sia dalle varie rivisitazioni cinematografiche. Ciò nonostante, i primi minuti sembrano voler andare proprio nella direzione di Coppola, poi il racconto si evolve in direzioni poco coerenti con un finale che lascia perplessi e, per certi versi, insoddisfatti. C’è forse nei piani un secondo atto? L’ipotesi spiegherebbe alcuni vuoti e quella sensazione di incompiuto che si avverte sui titoli di coda.
Se qualche difetto questa miniserie ce l’ha, è anche vero che la magistrale interpretazione di Claes Bang ci fa chiudere un occhio sulle pecche della co-produzione di BBC e Netflix.

Dracula 01

Claes Bang regala una interpretazione straordinaria, premiata dalla assoluta centralità che viene data al suo eclettico conte Dracula: ironico, istrione, selvaggio, filosofo, gentiluomo, mostruoso e affamato (di conoscenza e virtù); arricchito dalle tante somiglianze con le versioni di Christopher Lee o di Bela Lugosi più che con il conte di Gary Oldman.
Il suo contraltare è l’indomita e sempre sopra le righe suor Agatha , attratta dall’oscuro e dal malvagio e decisamente delusa da Dio. È lei la figlia prediletta dei due creatori, attraverso la quale operano chirurgicamente sullo sviluppo della serie e possono armeggiare con i loro giocattoli preferiti.
Qui lo scopo è di avventurarsi in una rivisitazione totale del personaggio di Dracula e dall’immaginario a lui legato, prendendone le distanze e cercando di superarlo.
Non aspettatevi un Dracula alla Gary Oldman o una regia perfettamente bilanciata come quella di Coppola, ma nell’universo televisivo attuale questo omaggio al conte può definirsi riuscito.

FABIO BUCCOLINI

Pubblicato il 12 gennaio 2020, in Cinema, Serie tv con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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